Silvana Calvo, 1938 Anno infame,
Antisemitismo
e profughi nella stampa ticinese,
Edizioni dell'Arco, Bologna, 2005,
Pagine: 528,
ISBN: 88-7876-016-1

Copertina
di 1938 Anno infame
Immagine:
recinzione di confine con filo spinato
sormontata
da una bandiera svizzera rossocrociata.
Dietro
profughi in attesa di entrare
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Qui di seguito, l’Introduzione
di Fabio Levi, il Prologo e l’Indice.
Introduzione
Di Fabio Levi
Dipartimento di Storia Contemporanea dell’Università
di Torino
Colpisce in questo libro la ricchezza di informazioni, l’ampiezza di
orizzonti e la varietà di punti di vista che l’autrice riesce ad offrire pur a
partire da un ambito di studio assai limitato: la stampa del Canton Ticino in
Svizzera nel corso del 1938.
Scorrendo gli articoli sulla condizione degli Ebrei nei vari paesi e
sulla questione dei profughi, tratti dai numerosi giornali di diverso
orientamento allora pubblicati, lo sguardo del lettore finisce per aprirsi su
tutte le grandi questioni che interessano l’Europa alla vigilia della seconda
guerra mondiale: dalla politica espansionistica della Germania di Hitler alla
diffusione delle pratiche antisemite oltre i confini tedeschi, al ruolo della
Chiesa nelle relazioni internazionali e nella realtà dei singoli paesi, al
clima generale di paura crescente per il futuro.
Va detto che il punto di osservazione scelto per la ricerca aiuta non
poco ad assumere una prospettiva così ampia. Il luogo è senza dubbio cruciale:
siamo infatti in Svizzera e cioè nel bel mezzo del
continente europeo, ai confini di alcune delle maggiori potenze di lì a poco
coinvolte nel conflitto.
Anche il momento è decisivo: il 1938, l’anno in cui in rapida
successione si materializzano a una a una le
innumerevoli ragioni dello scontro immane in febbrile preparazione. Per non
dire poi del tema posto al centro dell’attenzione: le persecuzioni contro gli
Ebrei, la manifestazione cioè più vera e più atroce in quel momento dello
spirito del tempo, destinata a superare ogni frontiera fra paesi e,
addirittura, fra gli stessi schieramenti internazionali in competizione.
Va considerata infine la fonte scelta da Silvana Calvo
per la sua ricerca: i giornali di un paese dove vigeva la libertà di stampa e
in cui dunque era possibile discutere pubblicamente di quanto stava accadendo
nella realtà locale e in quella internazionale: fatto questo sempre più raro
all’epoca e tanto più straordinario se ad esso guardiamo avendo nello sguardo
il desolante panorama della stampa italiana dello stesso periodo.
L’aver studiato i giornali ha peraltro reso possibile all’autrice un
lavoro approfondito in molte direzioni. La lettura attenta degli articoli le ha
consentito innanzitutto di richiamare fatti e avvenimenti di grande interesse
attraverso cronache e descrizioni di immediata freschezza.
Ma c’è di più: emergono con chiarezza i comportamenti dei soggetti
politici principali di quegli anni e in primo luogo delle autorità
pubbliche dentro e fuori dai confini svizzeri; risultano ben delineate le
posizioni di istituzioni e di soggetti singoli rispetto ai vari problemi presi
in considerazione. Ma in particolare si manifesta via via
agli occhi del lettore, attraverso le sue mille sfumature, il clima politico,
sociale, culturale che si viene progressivamente a determinare in seguito ai
grandi cambiamenti in atto.
Da un tale punto di vista, a saperla leggere, la stampa può infatti offrire un contributo notevole di conoscenza,
perché, oltre ad orientare l’opinione pubblica a seconda delle diverse tendenze
di cui è espressione, essa ne è anche un riflesso, ne subisce indirettamente i
condizionamenti, ne raccoglie le pulsioni sotterranee, i sentimenti, le
aspirazioni, le paure.
Nel caso di questo libro le numerose e interessanti citazioni tratte
dai
vari periodici danno conto delle correnti che attraversano
l’opinione pubblica svizzera in relazione a fatti di grande importanza e a
cambiamenti duramente irreversibili, come l’annessione dell’Austria da parte di
Hitler, la conferenza di Monaco o l’emanazione delle leggi razziali in Italia.
Di qui anche una crescente pressione sulla stampa, chiamata a non
ostacolare le politiche governative sia attraverso espliciti condizionamenti,
sia contando su una crescente disponibilità di larga parte di politici e
giornalisti all’autocensura.
Su tutto questo il libro offre uno sguardo attento e mirato. È come se
il lettore potesse sfogliare lui stesso direttamente le pagine dei giornali
dell’epoca e partecipare in prima persona delle sensazioni
e dei contrasti di allora. Ma con in più il sostegno
di una guida attenta e consapevole, capace – come si dimostra l’autrice in
tutto il libro – di formulare volta per volta gli interrogativi più
interessanti e significativi. Una guida peraltro animata da una permanente
libertà di pensiero, che la porta a non arrestarsi mai là dove invece si è
spesso fermata una storiografia troppo attenta a non incrinare l’immagine di
una Svizzera compassionevole e solidale per definizione.
Prologo
Un viaggio
nel passato
Nel 1996
Queste rivelazioni e questi scandali hanno provocato un brusco
risveglio in molti svizzeri. Un risveglio da una tranquillizzante e positiva
considerazione di sé, nutrita da anni di storiografia agiografica mediante la
quale, dalle elementari in poi, è stato inculcato a tutti che
La reazione dell’opinione pubblica è stata, in un primo momento, di
incredulità e di
sconcerto. Poi le posizioni si sono delineate. Una parte ha avuto una reazione
di fastidio o addirittura di rifiuto aprioristico. Molti si sono messi a fare
quadrato intorno agli accusati di ieri e di oggi. Un’altra parte ha preso atto
delle colpe passate e presenti e se ne è assunta per così dire la
«responsabilità storica».
Semplificando, le posizioni a confronto sono state le seguenti. La prima affermava
che durante gli anni del nazismo la politica della Svizzera era stata giusta e
aveva avuto lo scopo, che poi sarebbe stato raggiunto, di lasciare il Paese
fuori dalla guerra. La politica dei profughi sarebbe stata molto generosa, più
di quanto la situazione economica di allora lo permettesse, e ben superiore a
quella di altri paesi. Le transazioni con
Infine, sempre secondo chi sosteneva queste posizioni, il passato non
può essere giudicato col senno del poi, le persone allora vivevano una realtà
assai differente dall’attuale e disponevano di informazioni ben diverse da
quelle oggi in nostro possesso. In buona sostanza era diffusa la convinzione di
essere vittime di attacchi ingiustificati e deliberati contro
La seconda posizione si potrebbe invece definire «depressiva». Il male veniva assunto integralmente su di sé: si accettava ogni
accusa come fondata, si reputava che la politica svizzera negli anni del
nazismo fosse stata, sotto il mantello di neutralità, una politica
sostanzialmente filo-germanica, per interesse, per viltà e per convergenza di
sentimenti: convergenza dimostratasi in modo chiaro nell’accogliere il minor
numero possibile di ebrei perseguitati dai nazisti a causa di un ben diffuso
antisemitismo anche tra la popolazione svizzera dell’epoca. Le vicende
bancarie poi, per coloro che la pensavano in questo modo, erano un’ulteriore
onta sull’immagine della Svizzera.
Chi aveva ragione? Coloro che sono dotati di buon senso, dicono che la
verità si trova nel mezzo. Ma è poi vero che stia nel mezzo? Può darsi invece
che, come quasi sempre accade, le cose siano complesse e necessitino di essere
sviscerate. Per accertare la verità o per avvicinarsi ad essa o, più
modestamente, per cercare di capire qualcosa in più, non servono le opinioni,
servono i fatti, ma questi risalgono a molti anni fa.
Per trovarli si dovrebbe poter salire sulla macchina del tempo,
trasferirsi nel passato, immergersi in quella lontana realtà, sentir parlare le
persone di allora (come parlavano allora, non come parlano oggi quelli che
ancora sono tra noi; questi hanno, col trascorrere dei decenni, quasi
certamente cambiato il loro modo di pensare, tanto più che allora erano troppo
giovani per comprendere a fondo la situazione). Si dovrebbe inoltre assorbire
il clima che allora si respirava e cercare di immedesimarsi e considerare i
fatti escludendo, per quanto possibile, il senno del poi sostituendolo con ciò
che erano le informazioni allora a disposizione.
Rivolgersi al passato è un lavoro da storici. Infatti, loro lo hanno
fatto.
Ma chiunque può, se davvero è interessato, andare a interrogare il
passato. Lo può evidentemente fare in maniera più circoscritta, ma non per
questo meno affascinante. Bisogna, per così dire, inventare un modo. In questo
caso le risposte sono state cercate all’Archivio di Stato a Bellinzona,
tuffandosi nei vecchi giornali dell’epoca. Questo libro è la cronaca ed il risultato
di una siffatta ricerca.
È stato preso in considerazione un territorio ben circoscritto:
Il territorio è stato scelto per motivi contingenti, il fatto di
abitare nel Ticino, e il fattore linguistico, che pure ha avuto la sua
importanza. È poi risultato che la zona presa in esame aveva pregi intrinseci.
Era molto delimitata sia come superficie5 sia come popolazione, ma aveva in
compenso una spiccata «tipografomania»: disponeva infatti di molte pubblicazioni (7 quotidiani, e vari fogli
che uscivano una, due, o tre volte alla settimana) che rappresentavano un arco
di opinioni politiche e sociali assai vasto e differenziato. Una realtà molto
piccola, adatta ad essere esaminata nel dettaglio, per così dire, sotto «la
lente del microscopio».
I nostri giornali, a differenza della maggior parte di quelli, loro
contemporanei, di gran parte dell’Europa, si possono considerare relativamente
liberi, nonostante innegabili condizionamenti provenienti dall’alto.
L’anno, invece, non è stato scelto a caso. Il 1938 è stato un anno
cruciale, un anno nel quale sono accaduti fatti molto importanti. Un anno
‘della verità’ insomma, nel quale i veli e le maschere sono caduti. Il
Giuseppe Motta, nel suo discorso del primo agosto7 disse che il 1938
sarà da ricordare come uno «fra gli anni fausti, e dalla storia sarà forse
designato con questo epiteto». I fatti riportati in questo libro potranno
servire a confermare o confutare questa sua opinione.
I protagonisti
Siamo dunque in partenza
per il nostro viaggio attraverso il 1938. Durante questo percorso
interrogheremo i giornali di allora. Saranno loro i veri protagonisti di questa
storia. Noi cercheremo di limitare la nostra interferenza lasciando parlare i
nostri interlocutori di carta, che hanno dimostrato di avere spiccata
personalità e una prorompente vitalità.
Eccoli qui, dunque, i personaggi. Per ora limitiamo la presentazione
all’essenziale. Saranno essi stessi, con le loro parole, a svelarci poco alla
volta il loro carattere, i loro giudizi e pregiudizi, il loro senso morale, la
loro coerenza, la loro caratura, insomma. Ci accompagneranno in questa nostra
avventura nel passato e ci faranno vivere giorno per giorno quello che è
accaduto nel 1938. Nel contempo ci aiuteranno a capire come pensava e agiva la gente a loro coeva.
· Libera Stampa, Lugano: quotidiano del Partito Socialista Ticinese (sezione del Partito Socialista Svizzero)
· Avanguardia, Bellinzona: quotidiano del Partito Liberale Radicale Democratico
· Il Dovere, Bellinzona, quotidiano ufficiale del Partito Liberale Radicale Ticinese
· Gazzetta Ticinese, Lugano: quotidiano d’informazione politica liberale radicale
· Corriere del Ticino, Lugano: quotidiano d’ispirazione liberale
· Popolo e Libertà, Bellinzona: quotidiano del Partito Conservatore-Democratico Ticinese (sezione del Partito Democratico Cristiano Svizzero)
· Giornale del Popolo, Lugano: quotidiano cattolico emanazione della Curia
· Il Guardista, settimanale della “Guardia Luigi Rossi”, gruppo di azione e pressione del Partito Conservatore Ticinese
· Il Paese, trisettimanale del Partito Agrario Ticinese L’eco di Locarno, trisettimanale di informazione locale
·
· Südschweiz, Locarno: trisettimanale in lingua tedesca, di informazioni della Svizzera italiana.
·
· L’Idea Nazionale, settimanale della Lega Nazionale, gruppo nazionalistico di estrema destra
· Numeri unici fascisti, pubblicati irregolarmente con titoli sempre diversi
·
Il
Ficcanaso, periodico umoristico satirico.
A differenza dei giornali odierni, quelli di allora non indicavano il
nome del direttore responsabile. Gli articoli assai spesso
non erano firmati. L’intero giornale veniva, in molti casi, scritto da una o
due persone della redazione. Ciò nonostante, o forse proprio per questo motivo,
questi giornali erano molto caratterizzati e portavano una marcata impronta che
li rendeva ben differenziati e riconoscibili. In fondo ognuno di essi era
percepito dal lettore come «una persona», con un suo modo particolare di
pensare e di parlare. Anche noi, che li abbiamo letti in un tempo lontano dal
loro, amiamo considerarli così.
Un anno cruciale
Ognuno dei capitoli della prima parte del libro sarà dedicato a un mese
del 1938, che è stato, come si è detto, un anno cruciale. Racconteremo quanto è
avvenuto mese per mese attingendo quasi esclusivamente alle notizie pubblicate
allora. Nei casi in cui aggiungeremo informazioni attinte da fonti successive
ne daremo conto.
La prima domanda alla quale si è cercato di dare una risposta è: «Che
cosa si sapeva allora?». È importante appurare questo, perché si può dare un
senso ai commenti, alle riflessioni, alle prese di posizione che i giornali
hanno pubblicato durante l’anno solo se vengono valutati tenendo conto delle
conoscenze allora a disposizione dell’opinione pubblica, ma anche del redattore
del giornale che scriveva gli articoli.
Le domande rivolte ai vecchi giornali
I vecchi giornali, rilegati in grossi libroni, hanno uno strano
fascino. A prima vista, con le pagine ingiallite e l’inchiostro di stampa
sbiadito, danno una impressione di cosa lontana, quasi
morta. Se poi si comincia a leggerli, ci si accorge che hanno tantissimo da
comunicarci, e i fatti riportati rivivono, non al passato remoto come nelle
storie e nei racconti, ma al tempo presente. E allora è sufficiente
interrogarli, e si otterranno tante risposte, non mediate, ma dirette e
autentiche. E di domande ve ne sono. La prima era appunto:
·
Cosa si sapeva allora?
Le altre:
·
Quale è stata la politica svizzera di accoglienza dei
profughi ebrei?
·
E la politica del Canton Ticino?
·
Quale è stata la posizione della Chiesa Cattolica di
fronte all’antisemitismo?
·
Qual è stata la posizione dei diversi schieramenti
politici ticinesi rappresentati dai loro giornali verso gli ebrei (pregiudizi,
stereotipi)? Verso le persecuzioni in Germania, nell’Europa Orientale e in Italia? Verso i profughi ebrei
e la politica di accoglienza svizzera?
·
Quale è stato l’atteggiamento della popolazione di
fronte alle persecuzioni nel Reich, nell’Europa Orientale e in Italia?
Verso gli ebrei (pregiudizi stereotipi)? Verso i profughi? C’era antisemitismo?
Solidarietà? Indifferenza?
Precisazioni
Per il materiale raccolto nei dodici capitoli mensili, possiamo
affermare di non aver fatto scelte, ma di aver registrato tutto ciò che
riguarda il tema che abbiamo inteso affrontare (antisemitismo e persecuzione
degli Ebrei, profughi, politica d’asilo svizzera,
politica svizzera di fronte al nazifascismo). Se qualcosa ci è sfuggito ciò non
è dovuto a cattiva volontà. Il motivo, in tal caso, sta nel fatto che il
materiale esaminato è stato tanto: gli articoli presi in considerazione sono
più di 1.600.
Abbiamo sorvolato su parti importanti della politica di allora (le
alchimie diplomatiche tra gli stati alla vigilia della seconda guerra mondiale,
la guerra di Spagna, il conflitto in Estremo Oriente ecc.), argomenti
sicuramente interessanti ma che, se affrontati in modo adeguato, ci avrebbero
obbligato a esaminare un’imponente quantità di materiale supplementare che in
fondo non ci avrebbe aiutato a rispondere alle domande che abbiamo sollevato.
Per la verifica delle notizie riportate dai giornali del 1938 e per
approfondire la comprensione del significato e del contesto dei fatti riportati
abbiamo consultato i testi prodotti dalla Commissione Indipendente di Esperti
Svizzera-Seconda guerra mondiale (noti al pubblico come Rapporti Bergier):
Non abbiamo affrontato questo lavoro con il desiderio di dimostrare
un’opinione prefabbricata, ma abbiamo letto i giornali della Svizzera italiana
con la mente sgombra da pregiudizi nei loro confronti, tanto è vero che ci
siamo astenuti dal sondarne in precedenza l’ideologia, la linea politica e la
composizione della redazione.
Solo alla fine abbiamo «sbirciato dietro le quinte», e abbiamo cercato
di scoprire qualcosa oltre a quanto ogni giornale palesava di se stesso. Per
questo motivo abbiamo situato nella seconda parte del libro l’esito di questa
nostra verifica a posteriori.
Viceversa di fronte al nazismo, al fascismo, al razzismo e
all’antisemitismo non siamo partiti da una posizione imparziale: l’opinione
negativa su di essi è una scelta maturata già in precedenza. Lo stesso vale per
la valutazione dei fatti storici che hanno ispirato gli articoli che abbiamo
setacciato.
Indice
009 Prefazione
013 Introduzione
017 Ringraziamenti
019 Prologo: un viaggio nel passato
Parte prima
028 Capitolo primo: il mese di gennaio
034 Capitolo secondo: il mese di febbraio
040 Capitolo terzo: il mese di marzo
052 Capitolo quarto: il mese di aprile
068 Capitolo quinto: il mese di maggio
078 Capitolo sesto: il mese di giugno
089 Capitolo settimo: il mese di luglio
114 Capitolo ottavo: il mese di agosto
154 Capitolo nono: il mese di settembre
181 Capitolo decimo: il mese di ottobre
213 Capitolo undicesimo: il mese di novembre
268 Capitolo dodicesimo: il mese di dicembre
Parte seconda
308 Capitolo tredicesimo: le risposte alle domande
315 Capitolo quattordicesimo: la politica svizzera di accoglienza
dei profughi
324 Capitolo quindicesimo: la politica dell’Autorità cantonale
ticinese verso i profughi
333 Capitolo sedicesimo:
345 Capitolo diciassettesimo: la posizione degli schieramenti
politici e della stampa
380 Capitolo diciottesimo: la società di fronte agli
avvenimenti
Appendice
396 Confederazione Svizzera
400 Svizzera italiana
423 Germania
428 Italia
444 Europa Orientale
447 Chiesa cattolica
453 Legenda
455 Note
523
Bibliografia