IL LAVORATORE – 18.11.94

 

Una legge ingiusta

 

Il 4 dicembre saremo chiamati alle urne per il referendum contro una legge che è stata votata in gran fretta il 18 di marzo. Per imporla, è stata montata una grande campagna, volta a convincere tutti che le norme da adottare, saranno il rimedio contro lo spaccio della droga e la criminalità.

In realtà, le norme adottate hanno efficacia soltanto per controllare e respingere, i richiedenti l’asilo e per riuscire ad espellerli verso il loro paese d’origine evitando che possano nascondersi o cercare rifugio in un altro paese. Non hanno invece nessuna efficacia e nessuna utilità nella lotta contro la delinquenza, anzi rappresentano un alibi per chi dovrebbe combattere queste piaghe ma è invece impotente e incapace di arginare e risolvere il problema. Le norme, infatti, non hanno come oggetto i colpevoli di reati, ma una categoria sociale ben definita: gli stranieri. Questo, dal punto di vista giuridico, è un obbrobrio che lede l’articolo N. 4 della costituzione per cui tutti sono uguali di fronte alla legge. La legge votata il 18 marzo è dunque gravemente sovversiva, anzi eversiva, riguardo ai principi fondamentali su cui si basa l’ordinamento della Svizzera e va rigettata in primo luogo perché è ingiusta.

Inoltre vi sono anche altri motivi che la rendono inaccettabile. È una legge incivile perché prevede il carcere preventivo, senza processo, fino ad un anno, anche per chi non si è reso colpevole di nessun crimine o reato. Un’altra norma che è a dir poco vergognosa è quella che prevede di chiudere in carcere anche adolescenti di 16 anni. Viene inoltre introdotta nell’ordinamento svizzero un’istituzione, “il confino”, che è nata ed ha prosperato nei regimi totalitari e fascisti. Le misure coercitive sono anche inumane perché sovvertono profondamente il senso di etica e di umanità: perseguitano chi chiede aiuto e protezione e non si fanno scrupolo di rispedire verso il paese d’origine, ossia verso la fame, l’oppressione, la tortura e la morte, chi chiede asilo.

È una legge che si rivolge contro gli stranieri, ma anche contro chi per motivi di coscienza o per senso religioso di carità si sente obbligato a dare il suo aiuto e la sua protezione a chi ne ha bisogno: case, persino chiese, potranno venire violate e perquisite per dare la caccia a degli esseri umani. Da ultimo va ricordato che l’adozione di una siffatta legge, e la campagna che l’hanno accompagnata, hanno anche come effetto il rafforzamento in seno all’opinione pubblica di convinzioni distorte, quali per esempio l’equazione stranieri = criminalità. Il rafforzamento di simili pregiudizi semplicistici porta le persone ad allontanarsi sempre di più dalla realtà che è molto complessa.

Il problema della delinquenza è complicato, vi sono implicati svizzeri e stranieri, disperati e persone “molto per bene”, vittime che hanno delle colpe, colpevoli che sono anche vittime, personaggi cinici e pericolosi, affaristi che pensano solo al guadagno. Per affrontare una situazione così variegata ci vuole uno sforzo intelligente di comprensione, mentre la semplificazione ne rende impossibile la risoluzione. La banalizzazione e i pregiudizi portano invece a una degenerazione del clima sociale: fanno nascere e prosperare il razzismo e l’intolleranza, e questi rischiano di trasformarsi, prima o poi, in violenza.

Il 25 settembre la legge contro il razzismo ha avuto una maggioranza veramente esigua. Dobbiamo considerare quel risultato come un campanello d’allarme che ci deve spronare a fare il massimo sforzo affinché si giunga al più presto (prima che sia troppo tardi!) a una inversione di tendenza. La votazione del 4 dicembre è un’occasione per fare qualcosa di sostanzioso in questa direzione.

                                                                                                              (Silvana Calvo)