ITALIA 1938-2008
70 anni fa, il Decalogo del razzismo fascista
1938
A
metà luglio 1938 apparve sui giornali, anche quelli ticinesi, un articolo
d’agenzia del
seguente tenore:
Sotto il patronato del Ministero della Cultura, un gruppo di
professori universitari ha definito le posizioni del Fascismo nei riguardi del
problema della razza mettendo in particolare rilievo che la popolazione italiana,
essendo in maggioranza di origine e civiltà ariana, gli italiani devono proclamarsi
francamente razzisti. Il “Giornale d’Italia” pubblicando questo documento
dichiara che questa manifestazione dovrebbe influire profondamente sui costumi
del popolo.
Di che si trattava? Di un proclama in
10 punti, firmato da una decina di “scienziati” e professori universitari
fascisti, pubblicato il 14
luglio 1938 sul foglio fascista "Giornale d'Italia". Dalle ricerche
storiche, si sa oggi che nell’impresa era direttamente e personalmente
coinvolto Mussolini.
1.
Le razze umane
esistono.
2.
Esistono grandi
razze e piccole razze.
3.
Il concetto di
razza è concetto puramente biologico.
4.
La popolazione
dell’Italia attuale è di origine ariana e la sua civiltà è a ariana.
5.
È una leggenda
l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici.
6.
Esiste ormai una
pura razza italiana.
7.
È tempo che gli
italiani si proclamino francamente razzisti.
8.
È necessario
fare una netta distinzione tra i mediterranei d’Europa (occidentali) da una
parte e gli orientali e gli africani dall’altra.
9.
Gli ebrei non
appartengono alla razza italiana.
10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei
degli italiani non devono essere alterati in alcun modo.
Il
decalogo che sarebbe stato ricordato come il “Manifesto degli scienziati
razzisti” segnò l'inizio della fase concreta della politica razziale italiana.
Subito dopo la sua pubblicazione, prese
l'avvio una intensa campagna stampa per convincere una popolazione, in
gran parte immune da sentimenti e atteggiamenti antisemiti degni di nota, che
gli ebrei erano portatori di particolarità fisiche e caratteriali tali da
mettere in pericolo l’integrità razziale, sociale ed economica del popolo
italiano. Particolare insistenza fu posta su di una loro supposta "indole
mercantilista" contrapposta allo "spirito eroico" dei veri
italiani. Conseguentemente venne attribuita loro una tendenza ad
arricchirsi a danno dei concittadini, di occupare i migliori e più retribuiti
posti di lavoro e di appropriarsi indebitamente delle risorse economiche e
finanziare del paese in misura spropositata rispetto alla loro consistenza
numerica.
Un
mese più tardi, il 22 agosto, vi fu il primo atto istituzionale. Il censimento
dei 47 000 ebrei
presenti in Italia. Si trattava in realtà di una vera e propria schedatura,
basata su un principio etnico-razzista, la
cui rilevanza viene spesso sottovalutata ancora oggi. Infatti
quella registrazione amministrativa fu gravida di conseguenze. In primo luogo
sancì e delimitò la cesura giuridica tra i cittadini di nazionalità
italiana separandoli in due gruppi distinti "gli italiani"
ariani e quelli "di razza ebraica" in
cui i primi avevano prevalenza sui secondi. Ma soprattutto costituì la
base sulla quale il regime poté calibrare e rendere efficaci i decreti e le
leggi discriminatorie antiebraiche che avrebbe promulgato nei mesi e anni seguenti:
l’espulsione dall’Italia di tutti gli ebrei stranieri, l’esclusione dalle
scuole del regno (dalle elementari all’università) di tutti gli allievi e
docenti ebrei, proibizioni dei matrimoni misti, limitazioni della proprietà
immobiliare e delle imprese, estromissione dagli impieghi pubblici statali,
parastatali e dall’esercito.
Conseguenze
ancora più pesanti si ebbero più tardi, dopo l’8 settembre
1943 e l’invasione tedesca. Gli occupanti nazisti e i fascisti della
Repubblica di Salò, trovarono belle e pronte negli schedari
dell’amministrazione tutte le informazioni necessarie per scoprire,
identificare e catturare gli ebrei italiani da inviare nei campi di sterminio
nazisti. Per contro quei dati, nelle mani dei fascisti e dei tedeschi, resero
estremamente arduo alle vittime nascondersi, mimetizzarsi e sopravvivere tra la
popolazione.
In
Italia, le reazioni di opposizione alla politica razzista furono esigue (se non
addirittura inesistenti) e tali da non incidere in nessun modo. Non ci furono
neppure adesioni entusiaste della popolazione, ma regnò una quasi plebiscitaria
indifferenza al destino dei connazionali di “razza ebraica”. Vi fu un certo
numero di italiani che aiutarono gli ebrei a
sfuggire alla persecuzione e a salvarsi, ma per un altro verso, i casi di
tradimento e delazione furono molto più numerosi di quanto normalmente si
creda.
Sabato
10 maggio
Il 25
giugno, il Ministro Maroni ha annunciato un censimento dei Rom con
tanto di rilevamento delle impronte digitali anche ai bambini. È
importante notare che quella di Maroni è una iniziativa
istituzionale dello Stato, non un’intemperanza espressa da qualche gruppo
marginale razzista. Il Ministro si giustifica dicendo che lo si farà per il
bene dei bambini Rom. Ma qual è lo scopo che si prefigge? Espellere tutti i Rom
stranieri. E allora che beneficio ne trarrà la moltitudine di bambini Rom
stranieri scacciati verso una realtà ancora più misera? Oppure i ragazzini
Rom che presumibilmente verranno strappati alle loro famiglie per essere
"protetti" in istituti e orfanotrofi? E i Rom italiani che avranno
dovuto subire l’affronto di vedersi schedati tutti come delinquenti quale idea
si faranno delle parole di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla
legge?
Ci
saranno conseguenze a lunga scadenza? Per i singoli certamente: avere nelle
questure una scheda con le impronte digitali trasforma anche l’uomo più
innocente in un “pregiudicato”. Per i Rom nel loro insieme, anche: essere anche
giuridicamente un popolo sospetto, diverso in negativo rispetto agli
altri, sorvegliato speciale dalla polizia, dev’essere estremamente inquietante.
Lo
stoccaggio su base etnica di dati è di per sé pericoloso già in tempi normali
quando vige la democrazia perché ci sono sempre schegge di amministrazione che
agiscono sotto insufficiente controllo. Ma la situazione può degenerare, la
storia ce lo ha insegnato, e i governi possono essere sostituiti da altri
peggiori di loro. Un eventuale futuro despota potrebbe fare un uso perverso di
uno schedario già completo ritrovato negli anfratti dell’amministrazione.
Talmente perverso da stupire persino chi non ha avuto nulla da eccepire quando
quello schedario è stato concepito.
Nell'Italia
del 2008 qualche opposizione esiste. Molte firme a sostegno dei Rom e
contro la loro schedatura sono state raccolte tra i cittadini. A Roma c'è stata
una manifestazione promossa dalle organizzazioni dei nomadi l'8
giugno. Tuttavia è molto grande il numero di chi plaude alle
azioni, anche violente, contro gli zingari e approva le iniziative di
Maroni. Di fronte all'ondata anti-zigana, nella popolazione sembra
prevalente un atteggiamento di "comprensione" sorretto da
sentimenti ambivalenti verso gli zingari: compassione per i bambini e
disprezzo per gli adulti.
Per
Quanto
ai politici, Berlusconi, impegnato a far approvare i decreti
sull'immunità, ha dato implicito assenso ma non si è esposto in prima
persona. L'opposizione di centro sinistra non ha
lanciato nessuna mobilitazione pro zigana degna di nota. Dall'unione
Europea sono arrivate critiche alternate a prudenti dichiarazioni
attendiste.
1938-2008
Interrogato
da una giornalista del-"
Sono stato bambino e non potevo andare a
scuola con gli altri. Ricordo che mi indicavano con il dito: "Mamma, guarda,
quello è un giudeo!". Sono cose successe 70 anni fa, cose che mi hanno
segnato la carne e la memoria. Cose che non dimenticherò mai per quel che
ancora mi resta da vivere. Prendere le impronte ai bambini Rom, come vorrebbe
Maroni, significa compiere una schedatura etnica. E questo è totalmente
inaccettabile....Prendere i polpastrelli dei piccoli
di un certo gruppo etnico significa considerarli ladri congeniti, prevedere che
diverranno dei delinquenti e commetteranno dei reati. È evidentemente
inaccettabile il segno razziale di questa iniziativa... Sì mi ricorda il mio
essere bambino, bollato, timbrato, come giudeo di cui non fidarsi.
(Silvana Calvo)