1994 e 1997: Colloqui con Liana
Millu sul tema degli zingari ad Auschwitz

Liana
Millu mi ha
parlato due volte degli zingari a Birkenau, la prima nel
Ogni mattina andando al lavoro passavano
accanto al campo degli zingari. Li vedevo. Vedevo le donne che si pettinavano
(a loro non erano stati tagliati i capelli come a noi), oppure camminavano
avanti e indietro. Furono uccisi tutti. Li bruciarono la notte del 25 luglio
1944. Quella notte il cielo era un mare di fuoco: non si era mai visto un chiarore
così. La mattina dopo ripassammo. Zingari non ce n’erano più ma bastoni rotti e
gonne lacerate. Venimmo a sapere che si erano difesi a morsi e calci.
Combatterono accanitamente, tanto che dovettero intervenire anche le SS. Essi
volevano far pagare la loro morte. Sono stati capaci di far pagare la loro
morte.
La seconda testimonianza (registrata
in video) l’ho raccolta a Genova nel 1997:
Sì, li ho visti gli Zingari a Birkenau,
per parecchio temo, un paio di mesi, nell’estate del
1944. La mia strada per andare a lavorare al mattino passava proprio danti al
campo degli Zingari. Il campo degli zingari era diverso in quanto non aveva
baracche. Vivevano così, diciamo allo stato brado sia che piovesse o che ci
fosse qualsiasi tempo. E mi ricordo che mi giravo sempre per osservare. Erano
come una massa che brulicava, perché camminavano sempre avanti e indietro, come
i lupi in gabbia avanti e indietro. Non stavano mai fermi. Ricordo che c’erano
un paio di bambini piccoli, avranno avuto due o tre anni. Erano nudi, coperti
sono da un giachettino… che appena sentivano i passi
della squadra che si avvicinava lasciavano le mamme, si avvicinavano, si
attaccavano alla rete e guardavano. E questi occhi grandi, scuri, in questi
visini piccoli patiti, mi ricordo che tante volte mi voltavo a guardarli.
Furono per me uno spettacolo abituale per forse un mese: il mese di giugno
probabilmente.
Poi cambiai lavoro e quindi anche
itinerario per cui gli Zingari non li vidi più. Però cambiai anche baracca e la
mia nuova baracca si trovava esattamente di fronte al campo…al recinto… non era
giusto chiamarlo campo, era un recinto. Si dice il recinto delle pecore, il
recinto dei cavalli, quello era il recinto degli Zingari. Non era vicino, ma
alla mattina,
quando si aspettava che spuntasse il sole, che ci fossero tutte le cerimonie
dell’arrivo del mattino, il conteggio, il controllo, io guardando di fronte a
me vedevo abbastanza lontano da non poter distinguere i volti, però di vedere
quel passeggio, quel brulichio incessante.
Una notte… poi leggendo i libri dopo…
come tantissime cose di Birkenau le ho sapute dopo la guerra perché il tempo
aveva una misura speciale, non si poteva controllare bene…ho saputo che il 25
luglio tutti gli Zingari di Birkenau, che erano diverse migliaia radunati in
quel recinto per famiglie (non erano stati divisi, erano la famiglia intera)
furono eliminati, furono assassinati. E io allora ho un ricordo perché, senza
saperlo, ne fui testimone, ma senza averne coscienza. Credo di essere dunque
uno dei rarissimi testimoni di quella notte.
Io mi ero addormentata. In quel periodo io dormivo poggiando la
testa…dietro c’era una finestra…nell’incavo del finestrino. Fui svegliata da un
chiarore. Mi voltai verso il finestrino e il cielo era fiammeggiante. I
crematori erano molto vicini. Formavano come una corona molto vicina. Vedere il
cielo con dei bagliori rossi era una cosa abbastanza normale. Un cielo come
quella notte non l’avevo mai visto. Veramente si vede che i crematori
bruciavano tutti in pieno e tutti insieme. Il cielo
era completamente rosso che perfino io che ero abituata a vedere bagliori rossi
nel cielo ne rimasi impressionata.
Naturalmente, essendo già due mesi che
ero a Birkenau non ci stetti a pensare. Ormai io ero un’anziana del campo. E a
un’anziana del campo certe cose non facevano più effetto. Soprattutto non si
faceva domande. Guardai qualche momento e poi mi riaddormentai.
La mattina mi avvicinai un po’ al
recinto, siccome quella mattina si faceva proprio un itinerario, un giro,
che ci faceva passare davanti, vidi… il recinto era completamente deserto, però
in terra c’era qualche straccio, qualche bastone spezzato. Zingari non ce
n’erano più. Come ripeto essendo noi anziane del campo, non ci domandammo
nemmeno dov’erano finiti gli Zingari. Potevano averli trasportati in un altro
campo, oppure non c’erano più semplicemente.
Dopo la guerra, dai documenti, dai libri
ho appreso che quella notte del 25 luglio 1944, quando i capò
andarono per prenderli e portarli nelle camere a gas, gli Zingari che avevano
capito, ormai sapevano, si ribellarono e ingaggiarono a pugni, a morsi, a
calci, una lotta feroce con i capò tanto che
dovettero chiamare in aiuto degli SS del campo con i cani e così naturalmente finirono
con avere la meglio e di poterli trascinare, perché veramente si trattò di
trascinare.
Questa gente, questi uomini, queste
donne, che fino all’ultimo cercarono di resistere, furono sopraffatti, furono
portati nelle camere a gas e dopo poco di loro…di quei bambini che avevo visto, coi
grandi occhi curiosi, di quelle donne che vedevo sempre intente
a pettinarsi perché non avevano avuto il taglio dei capelli come noi. Era
inutile prendersi cura che avessero un aspetto Birkenau-normale.
Avevano i loro lunghi capelli, li tenvano sciolti, e
io vedevo quel gesto ossessivo. Si passavano e ripassavano il pettine nei
capelli. E mi sono rimaste fisse in quel gesto. E questa fu la fine degli
Zingari di Birkenau.