I QUADERNI DI OLOKAUSTOS, n. 2, Maggio 2005

 

 

Ricordo di Silvio Ortona

 

Domenica 6 marzo è mancato Silvio Ortona. A nome di tutta la Associazione ne onoriamo la memoria con le parole di Silvana Calvo.

 

Silvio Ortona

 

Ho incontrato Silvio Ortona per l’ultima volta poco tempo fa, in gennaio. Avevo colto l’occasione dell’uscita del  primo numero dei  Quaderni di Olokaustos per fargli visita nella sua casa torinese e consegnargli in anteprima una copia di questa nostra prima realizzazione editoriale. L’ho trovato convalescente da un serio attacco influenzale. Sembrava sulla via della guarigione, era come sempre lucidissimo e pieno di interesse. Mentre sfogliava la rivista, il mio pensiero andava a ritroso di una decina d’anni, al nostro primo incontro. 

Avevo scritto a Silvio Ortona, perché leggendo una sua lettera al giornale La Stampa avevo intuito che doveva trattarsi di quel Silvio, “dottore in legge” che “scriveva un trattato di filosofia su minuscoli foglietti di carta velina”, di cui parlava  Primo Levi in due suoi racconti.[1] Desideravo incontrarlo per una intervista incentrata sulla amicizia che per  tutta una vita l’aveva legato allo  scrittore torinese.[2]

In quel nostro incontro mi descrisse la personalità di Primo Levi così come l’hanno recepita le persone che gli furono vicine e che lo conobbero non solo attraverso le letture ma per frequentazione lunga e profonda.. Mi descrisse i loro incontri, le  lunghe conversazioni, le loro riflessioni sulla politica, la religione, la filosofia, la cultura. Quello che Ortona desiderava farmi capire era che Primo Levi non fu, come molti si compiacevano di descriverlo, un uomo annichilito dall’esperienza terribile di Auschwitz. Gli premeva farmi sapere che si trattava di un uomo che voleva ‘rispondere con la ragione all’irrazionalità’ che ‘cercava le cause oggettive che provocano il salto verso il razzismo’ che ‘credeva fortemente nella ragione’, che non si lasciava prendere dalla disperazione ma si impegnava in ‘una seria ricerca teorica razionale’. Con grande convinzione Ortona  sosteneva che il messaggio trasmesso dall’opera e dalla vita di Primo Levi  è ‘che alla fine la ragione umana può vincere’.

Mi  parlò anche della coerenza di Levi nei confronti del suo laicismo e delle sue idee politiche che erano di Sinistra pur non avendo egli mai aderito a nessun partito o organizzazione. Commentando amaramente le circostanze tragiche della morte del suo amico, le collegava alla sofferenza della malattìa, e rifiutava l’opinione diffusa secondo cui il suicidio di Primo Levi sia stato il gesto disperato di un uomo  ‘sopraffatto dalla sofferenza causata dalla sua esperienza nel Lager’.

Man mano che procedevamo nella nostra intervista, andava crescendo in me l’interesse per il mio interlocutore. Per questo colsi quell’occasione per approfondire anche le sue esperienze di vita. Ortona, dopo aver trascorso gli anni dal 1941 al 1943[3] a Milano, insieme a un gruppo di altri ragazzi ebrei torinesi, fu colto dagli eventi del crollo del regime fascista e dall’armistizio dell’8 settembre,  quando in poche settimane ‘ognuno maturò, più che in tutti i vent'anni precedenti’[4]. Fu questa maturazione, umana e politica, che spinse  Silvio Ortona ad entrare  a far parte della Resistenza nel Biellese[5]  divenendo comandante partigiano con il nome di battaglia di ‘Lungo’. Nel dopoguerra il ‘dottore in legge’ rinunciò anche alle ambizioni filosofiche giovanili, votandosi invece alla militanza politica.

Fu parlamentare del PCI, dal 1948 al 1958,  dirigente di partito e sindacalista della CGIL prima a Vercelli e poi, dopo il 1963, a Torino. Ho avuto occasione di parlare con alcuni operai della Fiat che lo ricordavano presente e attivo davanti ai cancelli della fabbrica in occasione delle loro lotte. Per tutta la sua vita si è interessato ai problemi politici e sociali.

Ultimamente lo preoccupava molto l’involuzione politica italiana: di tanto in tanto mi inviava lettere in proposito. Le sue analisi sempre   lucide e pertinenti non trovavano in Italia ascolto e perciò mi pregava di farle pubblicare in Svizzera. Se da un lato ero felice di poter soddisfare questo suo desiderio, dall’altro mi intristiva che le idee di un uomo di tanta rettitudine morale e politica fossero costrette ad una sorta di ‘esilio’ per essere diffuse.

Negli ultimi anni Ortona ha partecipato con passione al dibattito sull’identità dell’ebraismo italiano e sul conflitto mediorientale. Ha fatto parte del Gruppo di Studi Ebraici di Torino del cui organo di stampa, Ha Keillah (Comunità), è stato assiduo collaboratore.

Il nostro incontro per la realizzazione dell’intervista fu l’inizio di una profonda amicizia, nutrita, purtroppo da solo qualche sporadico incontro, da qualche telefonata, ma soprattutto da uno scambio di lettere. In questi anni ho costantemente tenuto Silvio Ortona al corrente delle mie attività, solitarie prima, e in seno a Olokaustos poi. Tanto le prime, quanto soprattutto le seconde, lo interessarono molto. Amava essere informato dei nostri progetti, delle nostre speranze, delle difficoltà che incontravamo, e delle cose che man mano riuscivamo ad attuare.  Il suo non era un interesse passivo, ma compartecipe, se lo riteneva necessario dava consigli,  se del caso anche critiche, ma soprattutto contribuiva indicandoci le persone che più stimava e che riteneva in grado di aiutarci per la realizzazione dei nostri progetti.

La sua morte lascia in me un senso di vuoto. L’assenza di una voce che non ha mai cessato di essere coscienza critica, motore di riflessione mi riempie di tristezza. La sua scomparsa ci impoverisce in modo lacerante di una guida politica ed ideale.

 

                                                                          Silvana Calvo

 

Leggi l’intervista a Silvio Ortona

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] Primo Levi, Il sistema periodico, “Oro”, p. 131, Einaudi, Torino, 1982; Primo Levi,  Lilit e altri racconti, “Fine settimana”, p. 230, Einaudi, Torino, 1981.

[2] Silvana Calvo,  “Primo Levi nel ricordo dell’amico Silvio Ortona. Alla fine la ragione umana può vincere”, in La Pagina-Agorà, Zurigo, maggio 1997.

[3] Eugenio Gentili Tedeschi, , I giochi della paura, Le Château Edizioni, Aosta, 1999.

[4] Primo Levi, Il sistema periodico, “Oro”, p. 131, Einaudi, Torino, 1982.

[5] Silvio Ortona,  Ero diverso ufficiale ed ebreo, in L'impegno, a. XV, n. 2, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli, agosto 1995; nonché http://www.storia900bivc.it/pagine/editoria2/ortona295.html