Desidero ospitare qui, tra i miei scritti,
l’articolo che si trova più sotto, Lettera
da Israele, di Bianca
Schlesinger. Insieme all’articolo vorrei
mostrare anche alcuni suoi quadri. Essi trasmettono la sofferenza causata dal
lungo conflitto mediorientale. Per esempio c’è la ragazza ebrea addolorata
accucciata per terra vicino ai fiori che sono stati depositati sul luogo dove è
avvenuto un attentato terroristico costato la vita a una persona a lei cara.
C’è anche l’uomo palestinese seduto in mezzo alle rovine della sua casa a
contemplare sconsolato tutto il disastro intorno a lui. Un altro quadro mostra
invece l’assuefazione a una situazione anormale: due persone con i sacchetti
del supermercato che si avviano verso casa passando accanto ai carroarmati.

Bianca Schlesinger, Nella casa distrutta

Bianca Schlesinger, Ragazza accanto ai fiori

Bianca Schlesinger, Far la spesa nei territori
BraOggi – Cuneo7 – SaluzzoOggi gennaio 2009
Lettera da Israele
Ricordo
Ricordo questi traumi quando sono testimone della
vita nelle nostre città nel Sud, dove fino a 50 bombe cadono giornalmente. Per
fortuna non ci sono stati molti colpi diretti, né molte vittime, ma il continuo
ululo delle sirene, il terrore, regna lo stesso.
Ricordo questi traumi anche, e specialmente, quando
penso ai cittadini di Gaza, alla loro miseria, alla loro tragedia. Ogni donna
condivide il dolore della
madre che seppellisce il proprio figlio, ogni uomo partecipa al
dolore di chiunque piange il fratello, il padre, l'amico.
Il popolo di Israele non è senza cuore, condivide il
dolore e la tragedia dei nostri vicini, i traumi dei nostri concittadini, ed
allo stesso tempo non sa come riferirsi a questa guerra; da una parte non vede
quale altra possibilità esista per far terminare i bombardamenti sul Sud del nostro
Paese, ma da un'altra parte molti di noi accusano i nostri leader per aver
permesso alla situazione di arrivare a questo punto.
Ci sono domande a cui non ci sono risposte
definitive: era
veramente impossibile raggiungere un accordo con Hamas, come ci assicurano i
nostri leader? Era veramente impossibile accettare le condizioni che Hamas
aveva posto per la continuazione della tregua? E' veramente impossibile
trasformare Hamas da un organizzazione terrorista in
un partner per negoziati di pace? Esiste veramente il pericolo che una volta
raggiunto un eventuale accordo con Hamas, questi non saranno soddisfatti finché non ci
distruggeranno?
Noi, popolo ebraico, portiamo nei nostri geni i
traumi di secoli di persecuzione, della Shoah, il desiderio di distruggerci; forse è questo che ci porta a non fidarci di nessuno,
a non scendere a compromessi e a basarci solo sulle nostre forze. Coloro che ci
paragonano ai nazisti non hanno le idee chiare su cosa fossero davvero gli
scopi ed i metodi nazisti. Qui non si tratta di voler eliminare un intero popolo,
qui si tratta di due popoli fermamente convinti che questa terra gli
appartiene, convinti di avere ragione, di agire giustamente: in autodifesa, per
sicurezza, in una guerra di liberazione.
Qui in Israele il popolo è diviso. Ci sono quelli,
aderenti al versetto della Bibbia "Non dimenticare che cosa ti ha fatto Amalek", pieni di rabbia e desiderio di
vendetta, che giustificano l'uso di una violenza indiscriminata per reagire
agli attacchi di Hamas, convinti dell'impossibilità di risolvere diversamente
il problema dei bombardamenti; loro giustificano la sofferenza inflitta ai
palestinesi incolpandoli di esserne loro stessi responsabili per aver eletto al
governo un'organizzazione terrorista.
Ci sono invece altri, discepoli del savio Hillel, che insegnava "Non fare agli altri quello che
non vorresti sia fatto a te". Questi capiscono il desiderio del popolo
palestinese di liberarsi dall'occupazione, la loro frustrazione a causa della
miseria in cui vivono, capiscono che la violenza può generare solo altra
violenza. Questi richiedono una immediata cessazione
delle ostilità, il raggiungimento di una tregua. Questi desiderano una completa
inversione della politica, un istradamento verso una ricerca di colloquio, di
compromesso. Io appartengo a questo secondo gruppo.
(Bianca Schlesinger)