…ognuno di noi maturò, più
che in tutti i vent’anni precedenti.

Da
sinistra: caricature di Eugenio Gentili Tedeschi,
Carla Consonni, Silvio Ortona, Ada Della Torre, Primo Levi, Wanda Maestro,
Emilio Diena
Vivendo assieme a Milano negli anni cruciali della
seconda guerra mondiale, sette giovani torinesi si costruiscono la coscienza
etica e politica che li porterà per vie diverse a lottare contro il
nazifascismo.
“A Milan lavoren tücc”, si usava dire a quel tempo,
all’inizio degli anni quaranta. Un gruppo di giovani torinesi che non possono
lavorare perché le leggi razziali glielo vietano, si trasferiscono a Milano
dove ognuno di loro riesce a trovare, nonostante tutto, un’occupazione. La casa
nella quale fanno vita comune è l’appartamento di Ada Della Torre.Tra questi
giovani c’è Primo Levi, cugino di Ada. Egli ha descritto quest’esperienza in un
bellissimo racconto, intitolato “Oro” che si trova nel libro “Il
sistema periodico” (ed. Einaudi). Tra gli altri che costituiscono il gruppo
vi è Silvio Ortona, futuro marito di Ada, ed Eugenio Gentili Tedeschi.
Eugenio Gentili Tedeschi, architetto, ha recentemente pubblicato
un libro insolito e molto interessante, “I giochi della paura” (Le Château ed. Aosta). Si tratta di una raccolta di suoi disegni
eseguiti in quel periodo, e nel momento immediatamente successivo, ossia nel
corso della sua partecipazione alla Resistenza. Nella prima parte vi sono i due
“libri segreti”, nella seconda è umoristicamente disegnata la vita e le
avventure del gruppo, nella terza sono inventate delle illustrazioni per i
testi delle canzoni che venivano cantate insieme. L’ultima parte del libro è
dedicata all’esperienza dell’autore nella Resistenza.
Cosa sono i libri segreti? Sono uno dei “giochi
intellettuali” cui accenna Primo Levi nel suo racconto. I giovani si trovavano
in quel momento in una situazione di transizione. Avevano ormai capito, anche
per esperienza diretta, perché ebrei, cosa fosse il fascismo, ne sentivano una
forte avversione e se ne distanziavano, ma non avevano ancora imparato ad
opporvisi in modo deciso ed efficace. Subivano la situazione con distacco ed
ironia, ignari, almeno in parte, della “pestilenza” che infestava l’Europa. Su
di un quaderno, acquistato dal tabaccaio sotto casa, venivano scritti dei versi
in rima, sulla base del gioco infantile “…si volta il foglio e sì vede…”
Ecco un libro, un libro segreto…
si volta il foglio
e si vede un divieto
Ecco un divieto di circolazione…
si volta il foglio e si vede un lampione

Ecco
un lampione, una strada, un gerarca…
si volta il foglio…e si vede chi sbarca
Il meccanismo è semplice, ma subito si arriva alla satira
pungente: il gerarca fascista che guarda perplesso il nodo che non può non evocargli
il nodo del cappio che un giorno potrebbe trovarsi intorno al collo come giusta
punizione per i disastri e le malefatte di cui è corresponsabile.
Sia l’autore, Eugenio Gentili Tedeschi, nella sua
introduzione al libro, sia Primo Levi nel racconto “Oro”, sottolineano
come quello, e altri giochi, e le poesie che componevano, erano un modo per
esorcizzare la paura profonda, ed il senso di impotenza che provavano nella
situazione insensata e paradossale in cui si trovavano: ebrei privati dei
diritti civili a causa delle leggi razziali, dunque cittadini di serie B, che
sopravvivono in un paese alleato di chi si prefigge il loro annientamento, che
subiscono le privazioni e i disagi di una guerra che per il momento non li
coinvolge, ma che non mancherà di travolgerli tutti.
Infatti il momento della presa di coscienza e delle scelte
arriva presto e il gruppo dovrà ricuperare in “poche settimane” la conoscenza
di tutto quanto il fascismo aveva tenuto nascosto fino ad allora, e dovrà
costruirsi un’identità etica e politica che spronerà ognuno a passare dalle
parole ai fatti, votandosi ad una opposizione concreta ed efficace nella
Resistenza, seguendo il proprio destino “ognuno in una valle diversa”.
Qualcuno, come l’autore, e come Silvio Ortona, parteciperà
alla lotta di liberazione, altri, come Primo Levi, verranno quasi subito
catturati e deportati nei Lager tedeschi, da dove, Wanda Maestro non farà
ritorno.
La
seconda parte del libro è invece una specie di “album” dei ricordi del periodo
di convivenza a Milano. I disegni sono stati eseguiti nei mesi seguenti lo
scioglimento del gruppo: i ritratti sono dunque stati disegnati a memoria sulla
base di una filastrocca scritta da Ada Della Torre e trasmessa a Eugenio
Gentili Tedeschi quando questi già si era trasferito in montagna per aderire
alla Resistenza. Anche le illustrazioni delle canzoni sono originarie di quel
periodo.

Nello sfondo s’intravede Eugenio Gentili Tedeschi che lavora
nello studio del grande architetto Gio Ponti che “se ne infischiava delle leggi
razziali”. Al centro, Silvio Ortona, che ha trovato un’occupazione nell’ambito
delle spedizioni. Davanti Ada che tiene un corvo a simboleggiare il fatto di
lavorare nella casa editrice Corbaccio.

Primo Levi, chimico, giunge a Milano, volando ad ali
spiegate reggendo un cestino con strumenti da laboratorio chimico. Verrà assunto
dalla ditta Wander.

Wanda Maestro sarà arrestata con Primo Levi e morirà ad
Auschwitz. Primo Levi le ha, più tardi, dedicato una poesia:
25 febbraio 1944
Vorrei credere qualcosa oltre,
Oltre che morte ti ha disfatta.
Vorrei poter dire la forza
Con cui desiderammo allora,
Noi già sommersi,
Di potere ancora una volta insieme
Camminare liberi sotto il sole.
(Primo
Levi)
L’ultima parte del libro è dedicata al periodo della
Resistenza, ed è costituita da disegni e da un testo scritto. Sia gli uni, sia
l’altro, denotano un cambiamento dell’autore in direzione di una maturazione
diversa e superiore. Dallo stile dei disegni, non più caricature, ma una
rappresentazione figurativa accurata e impregnata di sensibilità, non traspare
più, come nelle

Staffette

Pattuglia sulla strada: Ugo
Pecchioli, Renzo Marzorati, Nello Corti

Un nemico
raffigurazioni
precedenti, la sensazione di sfasamento, di precarietà, di chi non
ha ancora del tutto
trovato la sua strada, ma si percepisce l’ identificazione seria e profonda
dell’artista nella situazione, dura, talvolta tragica, nella quale si trova ad
operare.
(Silvana Calvo)