Area 17 gennaio 2007
Fabio
Levi Il mondo di Marcello, operaio
per scelta nella Torino del ’68, Silvio Zamorani Editore, Torino, 2006

Copertina di Il mondo di Marcello.
Una lunga
strada sterrata verso l’infinito. In primo piano di spalle un
giovane seduto per terra
appoggiato a un grosso zaino.
AREA, 12 gennaio 2007
Marcello
stava sulle barricate
Vedi anche in:
http://www.area7.ch/dettagli.php?id_edizione=944&id_articolo=2156&rif=4ff201fb9c
È uscito in
questi giorni, presso l’editore Zamorani di Torino, un libro molto utile a chi
desidera conoscere e riflettere su quello che è stato il movimento giovanile e
politico che ha caratterizzato la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ‘70.
Chi ha
vissuto in prima persona quell’epoca ne ritroverà il profumo, le speranze, gli
slanci, gli entusiasmi, la generosità, la voglia di coerenza, insieme alle
inquietudini e ai dubbi che pure non mancarono in fondo agli
animi neppure in quella stagione eccezionale. Coloro che allora non c’erano
scopriranno un mondo molto più ricco e complesso di quanto immaginavano. In
questo saranno aiutati da un testo scorrevole e avvincente nonché dalla
riproduzione di moltissimi documenti: fotografie, pagine dei giornali di lotta,
volantini, manifesti, vignette politiche, lettere aziendali e rapporti di
polizia. Non mancano neppure le copertine dei libri che, più che letti, furono
“divorati” dalla generazione del ’68.
Ma ancora più illuminanti risulteranno le parole del ragazzo di
allora, Marcello appunto, capaci di trasmettere in modo diretto, senza
mediazioni, i sentimenti e le sensazioni di allora. Marcello, morto in un
incidente stradale nel 1976, ma fatto rivivere da
chi ha condiviso con lui intensi momenti
di lotta, e ha voluto che il ricordo della sua umanità piena di slanci e di
estrema coerenza non andasse perduto, e da chi, pur non avendolo mai incontrato,
ha ritenuto che conoscerlo profondamente significava arricchirsi dentro.
Ne abbiamo
parlato con Fabio Levi, Professore presso il dipartimento di Storia
contemporanea dell’Università di Torino, che del libro, insieme a Alice Rolli, ne
è l’autore.
Fabio Levi, a chi è diretto “Il mondo di Marcello”?
Il libro è
stato concepito per stare in mano a una ragazza o a un ragazzo di oggi che
voglia immedesimarsi con un coetaneo di trenta e più anni fa, quando era tempo
per molti di scontrarsi con la generazione dei propri genitori e, nel mondo
intero, si agitava l’onda lunga del sessantotto.
Di che si tratta esattamente?
Oggetto del racconto è Il mondo di Marcello, descritto
attraverso una rapida sequenza di piccoli frammenti documentari e illuminato da
brevi riferimenti alla storia del momento: esso si estende dall’Italia delle
leggi contro gli ebrei del 1938 all’Argentina di Peròn e, poi, dei
desaparecidos, passando per Londra,
Chi è Marcello, il protagonista del libro?
Lui, Marcello Vitale, è
un ragazzo di buona famiglia, intelligente, determinato. Partecipa alle lotte
nella sua scuola e all’esperienza politica di Lotta Continua. E’ fra i
pochissimi militanti di origine borghese a decidere, nel ’73, di andare a
lavorare in fabbrica – alla Cromodora - per
condividere la realtà esistenziale e le speranze della classe operaia. E’
orgoglioso di conquistare giorno dopo giorno una vita diversa, interpretando in
modo originale le idee che si vanno diffondendo fra molti della sua
generazione. Gli piacciono la musica, la matematica e vive con Roberta le gioie
e le difficoltà di un modo più libero di misurarsi con le cose di tutti i
giorni.
Come avete strutturato il libro?
La storia è condotta
secondo un doppio registro. Il primo è quello dei fatti e delle reazioni, delle
sensazioni, dei pensieri che quei fatti suscitano nel protagonista. E’ infatti lui quasi sempre a parlare in prima persona,
attraverso gli appunti, le lettere, gli articoli scritti momento per momento.
Il nostro compito, il mio e quello di Alice Rolli, è stato quello di comporre le varie
tessere documentarie – comprese molte immagini e un buon numero di riproduzioni
fotografiche di testi coevi - in un percorso agile e capace, per quanto
possibile, di rendere il clima di vaste trasformazioni nella vita delle persone
e di straordinarie passioni venutosi a determinare fra la fine degli anni ’60 e
la prima metà dei ’70.
Come vi siete posti di fronte al vostro lavoro?
Abbiamo cercato di armonizzare
i miei ricordi e la mia esperienza diretta e il punto di vista di Alice Rolli:
io ero un giovane di allora che a quegli eventi aveva partecipato – oltre tutto
a un passo da Marcello – e Alice Rolli è una ragazza che ha poco più di
vent’anni oggi e, proprio per questo, è portata a interrogarsi con particolare
sensibilità sulla realtà esistenziale e sulle motivazioni dei suoi coetanei di
trent’anni fa.
Come avete ricreato il mondo che era di Marcello ma anche di
tanti giovani che si sono mobilitati per “cambiare il mondo”?
Dicevo di un doppio
registro. Il secondo è quello della storia, intesa non solo come sforzo di
contestualizzazione: l’intento dei raccordi redazionali fra un documento e
l’altro, ma soprattutto delle brevi introduzioni ai capitoli è infatti quello di stabilire un ponte fra il lettore di oggi
e l’esperienza di allora, di aprire dei canali di comunicazione puntando, più
che sugli aspetti strettamente politici delle vicende del sessantotto, sulla
dimensione esistenziale. La ricostruzione storica infatti
è prima di tutto tentativo di comprensione, impegno alla mediazione fra realtà
diverse e lontane fra loro nel tempo.
Qual sono gli interrogativi che scaturiscono da una storia
come questa?
E’ significativo in
questo senso che la distanza fra chi allora era ragazzo e i ragazzi di oggi non
è molto diversa, quanto a dimensioni, dallo scarto fra i
protagonista dei movimenti di trent’anni fa e i loro genitori, contro i quali
essi scatenarono una critica radicale e senza sconti. E già in questo sta uno
degli interrogativi suscitati quasi naturalmente dal libro: che significato
assume, alla luce dei rapporti attuali fra genitori e figli, lo scontro
generazionale manifestatosi allora? Quanto di esso può essere inteso oggi? Come
quello scontro ha influito sull’evolversi delle vicende successive?
Cosa vi augurate che il libro possa suscitare nei lettori?
L’incrocio fra punti di
vista diversi potrebbe costituire l’aspetto forse più produttivo di un libro
come Il mondo di Marcello. A rivivere
le vicende spesso difficilmente comprensibili oggi di un ragazzo di quegli anni
– è ad esempio quasi inconcepibile nella realtà attuale che si potesse andare a
lavorare per scelta, otto ore al giorno, alla cromatura dei paraurti in
un’officina infernale -, sorgono uno dopo l’altro
innumerevoli interrogativi. Così in un caso ha chiesto qualcuno dopo aver
letto il libro: alla luce di quanto è successo poi, come era possibile che
giovani colti e intelligenti potessero innamorarsi di utopie destinate a
rivelarsi alla fine tanto distanti dalla realtà o addirittura capaci di
produrre gravissimi stravolgimenti delle intenzioni iniziali? Che rapporto
avevano quelle utopie con la vita concreta dei giovani impegnatisi così
numerosi nel tentativo di cambiare il mondo? Quei tentativi possono essere
ricondotti a una matrice comune o proprio l’attenzione ai percorsi individuali
ci aiuta a cogliere l’ampiezza delle potenzialità innovative cui essi caso per
caso rinviavano?
E le risposte a queste domande, quali sono?
Il compito di rispondere
va affidato piuttosto a chi, proprio rivivendo una storia come quella di Marcello
Vitale, è portato per forza di cose a interrogarsi e a interrogare chi allora
c’era, magari costringendo quel lui o quella lei a ripensare da un punto di
vista diverso la propria esperienza di gioventù. Perché in definitiva
l’intenzione con cui il libro è stato concepito e realizzato era proprio quella
di favorire l’incontro e il dialogo fra persone di generazioni diverse: fra
figli e genitori o fra docenti e allievi in un’aula scolastica o fra altri
ancora; quella insomma di offrire un modo per scambiare, insieme a delle pagine
scritte, uno sguardo differente sulle cose.
(Silvana Calvo)