AGORA – gennaio 1998
e impegno etico

Rita Levi Montalcini
Il
nome di Rita Levi
Montalcini richiama alla mente in primo luogo l’immagine della grande
studiosa, della scienziata. Infatti, la sua figura esile e il viso serio,
evocano, per associazione d’idee, Marie Curie. Con quella sua lontana
precorritrice, sia pure in un campo diverso, ha in comune la creatività, la
pazienza e la tenacia nella ricerca e la caparbietà nell’inseguire i suoi
obiettivi. Come
Limitarsi
però a considerare Rita Levi Montalcini solo come una scienziata è troppo
riduttivo perché la sua personalità ha grande spessore e presenta molte
sfaccettature. Molti d noi pensano (e assai probabilmente a torto) che un
grande scienziato sia talmente preso dai suoi studi da essere quasi cieco verso
la realtà che lo circonda. Per Rita Levi Montalcini certamente non è stato
così. Rita Levi Montalcini è una donna che ha riflettuto su quanto si è svolto
intorno a lei e sui problemi che oggi affliggono il mondo. Si è pure
interrogata sui pericoli insiti nell’incontrollato sviluppo tecnologico e
sull’impatto che hanno le sue scoperte e quelle degli altri scienziati. Il suo
è un impegno a vasto raggio a favore dei giovani, delle donne, e uno sforzo per
coinvolgere tutte le forze disponibili per affrontare le grandi e urgenti
questioni che si pongono all’uomo di oggi. Innumerevoli sono le sue iniziative,
sviluppo incontri, conferenze e congressi per salvaguardare l’uomo e la sua
dignità e per cercare le risposte ai pericoli che minacciano il globo, la
biosfera e tutte le specie viventi. Inoltre, con scritti, articoli, conferenze
si è sempre espressa in modo eticamente forte su temi importanti, quali il
razzismo, la guerra, le donne, i giovani, l’educazione, il futuro, la scienza
ecc.
Da
adolescente, Rita Levi Montalcini sognava di diventare scrittrice. Fa piacere
che sia riuscita a realizzare anche questo lontano desiderio: finora ha
pubblicato quattro libri. Il primo è Il messaggio nervoso, pubblicato
nel 1975; il secondo intitolato Elogio dell’imperfezione, l’ha scritto
dieci anni or sono. Si tratta di un libro autobiografico che, come primo
impatto, ti dà la gioia di conoscere da vicino una persona che avresti sempre
desiderato incontrare, con la quale però molto difficilmente la vita ti avrebbe
mai messo a contatto. In questo libro Rita Levi Montalcini narra la sua vita,
le sue ricerche, le lotte, le delusioni e i grandi successi della sua carriera
scientifica in America ed in Italia a contatto con persone notevoli, quali per
esempio il mitico professor Giuseppe Levi (suo docente e grande amico, padre di
Natalia Ginzburg e personaggio centrare del libro Lessico Famigliare) e
con Renato Dulbecco (premio Nobel 1975) e Salvador Luria (premio Nobel 1969)
con i quali, già dai tempi dell’Università era inseparabile amica. In questi
giorni è uscita nelle librerie una edizione aggiornata di questo libro con
l’aggiunta di due nuovi capitoli.
Il
terzo libro, Il tuo futuro, è invece dedicato ai ragazzi, ai quali non
vuole per nulla imporre dei consigli, ma aiutarli a capire la realtà e
spronarli ad affrontarla utilizzando appieno la loro intelligenza e le loro
possibilità di scelta. Leggendo questo libro non si ha per niente l’impressione
di sentire una signora della sua età, ma si ha la sensazione di udire la voce
chiara dell’adolescente che lei stessa è stata.
Nel
quarto, Senz’olio contro vento delinea il percorso di dieci persone che
lei ha amato ed ammirato, dedicando ad ognuna un capitolo. Si tratta di persone
che l’hanno colpita per la grande dignità con cui hanno saputo vivere e morire,
con estremo impegno, coraggio e ottimismo, come nella concezione di Kant: “…il
cielo stellato sopra di me, la legge morale entro di me”. Attualmente sta
scrivendo tre nuovi libri, due di questi saranno pronti tra alcuni mesi.
Chi
legge i suoi scritti, chi la vede in televisione, oppure ha la fortuna di
incontrarla personalmente, rimane ammirato nel vedere come questa donna abbia
saputo conservare intatti la curiosità, l’intraprendenza e l’ottimismo. E’
proprio questa la sua caratteristica che colpisce di più: l’aver mantenuto la
freschezza della gioventù anche con il progredire dell’età. Che sia questo il
premio per chi vive intensamente e con consapevolezza la propria vita?
solo se si capisce cosa sono
i valori veri”
Lei ha fatto una scelta
di studi accademici in un tempo nel quale questo era abbastanza insolito per
una donna. Cosa l’ha spinta a scegliere la facoltà di medicina? Già sentiva la
passione per la ricerca?
Ho scelto
medicina perché volevo dedicarmi, come il Dottor Schweizer, alle persone che
soffrono: la mia governante era morta di cancro, ed è stato proprio questo che
mi ha spinto verso la scelta della carriera scientifica. Allo stesso tempo mi
interessavano molto anche i temi scientifici. Quando nel 1938 sono venute le
leggi razziali antiebraiche, non essendo autorizzata ad esercitare la
professione medica, ho rivolto lamia attenzione alla ricerca ed ho istallato un
laboratorio nella mia camera da letto. Con l’invasione tedesca mi sono
trasferita a Firenze, dove ho vissuto in clandestinità con la famiglia. Dopo la
liberazione ho deciso di dedicarmi alla ricerca.
Poi è andata in America…
Sono
tornata a Torino nel 1945, e nel ’46 ho avuto l’invito di andare in America.
Sono stata scelta, perché le ricerche che avevo iniziato in Italia, durante la
guerra, erano state apprezzate dal professor Wiktor Hamburger della Washington
University di St.Louis. Son partita nel settembre 1947 con l’intenzione di
rimanere pochi mesi: sono stata trent’anni, dal ’47 al 1977. A St.Louis ho
potuto continuare le mie ricerche che hanno portato alla scoperta dell’NGF.
L’NGF è la scoperta per
la quale ha poi ricevuto il premio Nobel?
La mia
scoperta iniziale risale al 1951, ma la vera data di nascita dell’NGF è il
dicembre 1952 quando a Rio de Janeiro ho potuto evidenziare il fattore.
Ritornata a St.Louis, il mio collaboratore Stanley Cohen, che ha avuto con me
il Nobel, l’ha identificato come una frazione nucleo proteica che è stata
denominata Nerve Growth Factor, poi è diventato NGF per semplicità. Il premio
Nobel mi è stato assegnato nel 1986.

Il 10.12.1986, a Stoccolma, Rita Levi Montalcini
riceve il Premio Nobel di Medicina dalle mani del
re di Svezia.
Nel 1977 è tornata in
Italia?
Sì,
per la verità già da anni, fino dal 1963, alternavo periodi di lavoro alla
Washington University di St.Louis, negli Stati Uniti, con periodi in Italia,
dove, a Roma, ho fondato un “Laboratorio di Biologia cellulare” che nel 1969 è
diventato organo ufficiale del Consigli Nazionale delle Ricerche (CNR) del
quale sono stata direttore per dieci anni fino al 1979 e le cui ricerche
continuo a dirigere tuttora. Ancora adesso, mi reco ogni mattina in laboratorio.
Ed ha continuato le sue
ricerche sull’NGF?
Con
l’NGF avevo trovato la punta di un iceberg, ma c’era tutto un continente
sommerso che ho esplorato in seguito, e di cui stiamo ancora scoprendo i
segreti ogni giorno. Ci sono ora nuovi enormi sviluppi che non erano
prevedibili quando nell’86 ho avuto il premio Nobel. Dopo di allora ho
continuato a lavorare sull’azione dell’NGF e nel 1990 ho potuto stabilire la
sua vera funzione che non è di agire solo sul sistema nervoso periferico e
centrale, ma di avere una funzione omeostatica a livello
neuroendocrino-immunitario.
Lei si impegna però anche
al di fuori del lavoro scientifico, si occupa di d’iniziative di tipo
etico-sociale. Per esempio vi è la sua “Fondazione Levi Montalcini”a favore dei
giovani…
La
Fondazione, che ha come motto “Il futuro ai giovani” è stata creata da me e da
mia sorella Paola in ricordo di nostro padre Adamo Levi.
Qual è lo scopo di questa
fondazione?
È di
aiutare i giovani con la consulenza, e là dove posso, dal lato finanziario, a
trovare la loro strada, perché molti giovani, specie nei piccoli paesi, città e
villaggi, non sanno che cosa possono fare, né hanno a disposizione i mezzi per
orientarsi in quello che è oggi il mondo del lavoro, accademico e artigianale.
Cosa offre la fondazione
ai giovani?
Ho
creato i Centri. Sono sette attualmente, diventeranno molti di più. Fanno parte
del Consiglio di Amministrazione eminenti personalità. La direzione di ogni
Centro è stata affidata a docenti con esperienza didattica e di alto livello
culturale ed etico. Quello che vogliamo offrire ai giovani è una consulenza per
aiutarli in primo luogo a capire cosa vogliono e ci impegniamo ad assisterli
nella scelta di una carriera accademica o artistica. Lo splendido artigianato
italiano deve rivivere dopo periodi di stasi.
Come viene finanziata
questa attività che appare alquanto vasta?
Con i
proventi versati da me e da mia sorella Paola, inizialmente, e con i contributi
derivanti dalla mia attività sociale. In queste settimane avrò molti incontri
per incrementare le potenzialità economiche della Fondazione.
È dunque molto importante
per Lei aiutare i giovani?
Aiuto
i giovani anche personalmente, al di fuori della Fondazione: li aiuto come
posso anche finanziariamente.
Lei si occupa anche delle
donne, per esempio con il “Women International Network”…
Con la
sociologa, professoressa Eleonora Masini, ho fondato il “Women International
Network” (WIN). A questa Associazione hanno aderito donne leader dall’India
dall’America del Sud, America Centrale, Europa e Stati Uniti al fine di creare
una rete di solidarietà femminile per combattere la criminalità giovanile e
l’abuso sulle donne e i bambini. Sappiamo purtroppo che ci sono, specie nel
Centro America, centinaia di migliaia di ragazzi allo sbando, che sono loro
stessi criminali o vittime di criminali. La WIN vuole potenziare le capacità
delle donne di porre un freno a questo tipo di delinquenza. Abbiamo avuto
adesioni da tutto il mondo e la sponsorizzazione dell’Unesco, ma abbiamo scarsi
mezzi a nostra disposizione.
Un’altra sua iniziativa è
la fondazione per la promulgazione della “Magna Charta dei Doveri Umani”. In
cosa consiste?
La
“Magna Charta dei Doveri Umani” nasce dalla consapevolezza che oggi, nella
situazione attuale di sviluppo dei Paesi privilegiati, non si deve esigere il
riconoscimento dei diritti, ma è necessario stabilire i doveri umani. Bisogna
richiamare e affermare la responsabilità di tutti e di ognuno verso gli altri e
verso il mondo intorno a noi. Questa mia proposta formulata nel 1991 in
occasione del conferimento della Laurea ad Honorem all’Università di Trieste, è
stata accettata all’unanimità dal Rettore e Corpo Accademico. Nelle due
successive riunioni presso la stessa Università hanno partecipato scienziati
eminenti, molti dei quali insigniti del Nobel ed accademici di varie
discipline. Lo scopo degli incontri è stato quello di formulare e determinare
la promulgazione di dodici punti sui doveri umani.
Oltre a questo ci sono i
suoi libri. L’ultimo per esempi “Senz’olio contro vento”: perché ha
scritto un libro così insolito nell’ambito della letteratura italiana?
“Senz’olio
contro vento” non mi sembra così insolito. Il titolo si riferisce ad un
detto marinaio: prima della scoperta del motore a vapore, le navi partivano dai
porti con scorte di grandi barili d’olio, per calmare l’increspatura delle onde
intorno all’imbarcazione, durante le burrasche. Esaurite queste scorte, e con i
venti contrari, la maggioranza delle navi affondava. Così è la vita degli
uomini. Ci si avventura sul mare della vita senza poter prevedere le condizioni
fortunate o avverse che si incontreranno.
Lei ritiene importante
porre l’accento sui valori?
In
questi giorni ho scritto l’introduzione a due nuovi libri parlando dei valori
della vita: uno sulla mania depressiva, di una competente psicologa, e l’altro,
dedicato a Nicola Badaloni, che oltre ad essere scienziato e medico, è stato
uno dei fondatori del socialismo, con Turati e la Kulisciov: è stato otto volte
in Parlamento come deputato e senatore. Egli ha lottato per i contadini del
Basso Polesine che vivevano in condizioni spaventose e morivano di fame, di
pellagra, e anche di tubercolosi. Nel 1945 è morto a 91 anni, in completa
miseria e cieco. Anche lui, come i personaggi del libro “Senz’olio e contro
vento” una figura emblematica da portare a conoscenza dei giovani, per far
comprendere loro quali sono i veri valori della vita.
Nel suo libro “Il tuo
futuro” si rivolge ai giovani. Verso il futuro Lei è ottimista o
pessimista?
Con i
giovani sono ottimista perché è pericoloso essere pessimisti, ed è sterile, ma
dentro di me non posso esser troppo ottimista perché purtroppo l’uomo è quello
che è, con una prevalenza del contenuto emotivo e l’incapacità di utilizzare il
cervello al suo meglio. Quattro quinti dell’umanità vive in condizioni
spaventose. Non si può essere ottimisti se si pensa all’infibulazione di
milioni di bimbe in molti paesi africani, ai massacri…Quando mi rivolgo ai
giovani li incoraggio ad affrontare la vita con serenità e coraggio.
Sta scrivendo nuovi
libri? Di che si tratta?
Sto
attualmente scrivendo tre libri. “La scacchiera delle Neuroscienze: il
contrattacco dei pedoni” uscirà probabilmente nella primavera 1998. Con
questo libro desidero trasmettere anche a chi non è specialista il significato
e le prospettive che si aprono in seguito alle nostre nuove scoperte riguardo
all’NGF e spiego come questo fattore ha infine trovato la sua collocazione
nell’ambito delle neuroscienze. Nel 1975, in un articolo, avevo scritto che
l’NGF non aveva ancora trovato un suo spazio. Oggi finalmente ho potuto
ridefinire il suo ruolo e la sua collocazione nella scacchiera delle
neuroscienze.
È
invece dedicato alle persone che stanno per entrare in quella che, comunemente,
viene definita la vecchiaia, il libro che avrà per titolo “L’asso nella
manica a brandelli”. L’età senile si avvale delle esperienze vissute e
della proprietà delle cellule nervose di stabilire nuovi rapporti sinaptici
anche in età avanzata. Tali proprietà spiegano l’alta creatività presente in
questa fase della vita, come dimostrato in casi, quali Michelangelo, Russell,
Ricasso ed altri personaggi famosi, che sono vissuti fino a tarda età e hanno
prodotto opere di grande valore nel settore di loro competenza.
L’altro
libro in cantiere, “L’universo neuronale”, è dedicato ai giovani per
spronarli a comprendere e utilizzare le potenzialità che sono dentro ad ognuno
di noi.
Lei ha due sorelle, Nina
e Paola che è una importante artista…
Nina
ha 93 anni ed è molto ammalata, ma lucidissima. L’altra mia sorella, Paola, la
mia gemella, che io adoro, è una grande artista. L’architetto Giulio Argan e il
famoso artista Giorgio De Chirico l’hanno molto apprezzata e riconosciuto il
valore delle sue opere.
Questo giornale è rivolto
in particolare agli emigranti italiani. Lei è molto apprezzata da loro perché
rappresenta all’estero un’immagine molto prestigiosa dell’Italia, che li fa
sentire fieri. C’è qualcosa che vorrebbe dire loro?
Semplicemente
che ho molta simpatia per gli italiani conoscendone i difetti ma che le
qualità. Apprezzo molto il calore umano e la capacità di rendere la vita
piacevole. Penso che gli italiani all’estero provino simpatia ed affetto per
me, perché sentono in me una donna semplice, una donna vicina a tutti loro.
Quindi vorrei dire loro che devono essere orgogliosi di essere italiani.
(Silvana
Calvo)
1909 Rita Levi Montalcini nasce a Torino
1936 si laurea in medicina a Torino
1937 le leggi razziali la costringono a lavorare in
laboratori
di fortuna situati nel suo alloggio
prima
a Torino e poi presso Asti: inizia le
ricerche
che porteranno alla scoperta dell’NGF.
1943 dopo l’8 settembre si nasconde a Firenze a causa
dell’invasione
nazista, fino al 2 settembre 1944
(liberazione
di Firenze)
1944 lavora come medico per il servizio sanitario
alleato
a Firenze
1945 torna a Torino
1947 trasferisce in America a St.Luis, chiamata dal
professor
Hamburger. Vi rimarrà (salvo inter-
valli)
fino al 1977
1963 fonda a Roma un laboratorio di Biologia Cellu-
lare
che divenne organo ufficiale del CNR nel
1969
con il nome di Istituto di Neurobiologia.
In
questo istituto conduce le ricerche ancora
oggi.
1986 Rita Levi Montalcini è insignita del premio
Nobel
per

…con Rita Levi Montalcini 19.09.97