AGORA – gennaio 1998

 

 

A colloquio con Rita Levi Montalcini

 

 

Tra scienza letteratura

e impegno etico

 

 

Rita Levi Montalcini

 

 

Il nome di Rita Levi Montalcini richiama alla mente in primo luogo l’immagine della grande studiosa, della scienziata. Infatti, la sua figura esile e il viso serio, evocano, per associazione d’idee, Marie Curie. Con quella sua lontana precorritrice, sia pure in un campo diverso, ha in comune la creatività, la pazienza e la tenacia nella ricerca e la caparbietà nell’inseguire i suoi obiettivi. Come la Curie è stata per mesi e mesi china sulle sue scorie di pechblenda per isolare il radio, così Rita Levi Montalcini ha innestato e analizzato per anni ed anni embrioni di pollo, per scoprire, e poi conoscere sempre meglio, l’NGF (fattore di crescita neuronale: una sostanza che determina un imponente aumento numerico e funzionale delle cellule nervose recettive alla sua azione). L’NGF si è rivelato poi importantissimo per la conoscenza e la comprensione del sistema nervoso e di altre funzioni vitali, ed è appunto per questa sua scoperta che le è stato conferito il premio Nobel per la medicina nel 1986.

Limitarsi però a considerare Rita Levi Montalcini solo come una scienziata è troppo riduttivo perché la sua personalità ha grande spessore e presenta molte sfaccettature. Molti d noi pensano (e assai probabilmente a torto) che un grande scienziato sia talmente preso dai suoi studi da essere quasi cieco verso la realtà che lo circonda. Per Rita Levi Montalcini certamente non è stato così. Rita Levi Montalcini è una donna che ha riflettuto su quanto si è svolto intorno a lei e sui problemi che oggi affliggono il mondo. Si è pure interrogata sui pericoli insiti nell’incontrollato sviluppo tecnologico e sull’impatto che hanno le sue scoperte e quelle degli altri scienziati. Il suo è un impegno a vasto raggio a favore dei giovani, delle donne, e uno sforzo per coinvolgere tutte le forze disponibili per affrontare le grandi e urgenti questioni che si pongono all’uomo di oggi. Innumerevoli sono le sue iniziative, sviluppo incontri, conferenze e congressi per salvaguardare l’uomo e la sua dignità e per cercare le risposte ai pericoli che minacciano il globo, la biosfera e tutte le specie viventi. Inoltre, con scritti, articoli, conferenze si è sempre espressa in modo eticamente forte su temi importanti, quali il razzismo, la guerra, le donne, i giovani, l’educazione, il futuro, la scienza ecc.

Da adolescente, Rita Levi Montalcini sognava di diventare scrittrice. Fa piacere che sia riuscita a realizzare anche questo lontano desiderio: finora ha pubblicato quattro libri. Il primo è Il messaggio nervoso, pubblicato nel 1975; il secondo intitolato Elogio dell’imperfezione, l’ha scritto dieci anni or sono. Si tratta di un libro autobiografico che, come primo impatto, ti dà la gioia di conoscere da vicino una persona che avresti sempre desiderato incontrare, con la quale però molto difficilmente la vita ti avrebbe mai messo a contatto. In questo libro Rita Levi Montalcini narra la sua vita, le sue ricerche, le lotte, le delusioni e i grandi successi della sua carriera scientifica in America ed in Italia a contatto con persone notevoli, quali per esempio il mitico professor Giuseppe Levi (suo docente e grande amico, padre di Natalia Ginzburg e personaggio centrare del libro Lessico Famigliare) e con Renato Dulbecco (premio Nobel 1975) e Salvador Luria (premio Nobel 1969) con i quali, già dai tempi dell’Università era inseparabile amica. In questi giorni è uscita nelle librerie una edizione aggiornata di questo libro con l’aggiunta di due nuovi capitoli.

Il terzo libro, Il tuo futuro, è invece dedicato ai ragazzi, ai quali non vuole per nulla imporre dei consigli, ma aiutarli a capire la realtà e spronarli ad affrontarla utilizzando appieno la loro intelligenza e le loro possibilità di scelta. Leggendo questo libro non si ha per niente l’impressione di sentire una signora della sua età, ma si ha la sensazione di udire la voce chiara dell’adolescente che lei stessa è stata.

Nel quarto, Senz’olio contro vento delinea il percorso di dieci persone che lei ha amato ed ammirato, dedicando ad ognuna un capitolo. Si tratta di persone che l’hanno colpita per la grande dignità con cui hanno saputo vivere e morire, con estremo impegno, coraggio e ottimismo, come nella concezione di Kant: “…il cielo stellato sopra di me, la legge morale entro di me”. Attualmente sta scrivendo tre nuovi libri, due di questi saranno pronti tra alcuni mesi.

Chi legge i suoi scritti, chi la vede in televisione, oppure ha la fortuna di incontrarla personalmente, rimane ammirato nel vedere come questa donna abbia saputo conservare intatti la curiosità, l’intraprendenza e l’ottimismo. E’ proprio questa la sua caratteristica che colpisce di più: l’aver mantenuto la freschezza della gioventù anche con il progredire dell’età. Che sia questo il premio per chi vive intensamente e con consapevolezza la propria vita?

 

 

“La vita è interessante

solo se si capisce cosa sono i valori veri”

 

Lei ha fatto una scelta di studi accademici in un tempo nel quale questo era abbastanza insolito per una donna. Cosa l’ha spinta a scegliere la facoltà di medicina? Già sentiva la passione per la ricerca?

Ho scelto medicina perché volevo dedicarmi, come il Dottor Schweizer, alle persone che soffrono: la mia governante era morta di cancro, ed è stato proprio questo che mi ha spinto verso la scelta della carriera scientifica. Allo stesso tempo mi interessavano molto anche i temi scientifici. Quando nel 1938 sono venute le leggi razziali antiebraiche, non essendo autorizzata ad esercitare la professione medica, ho rivolto lamia attenzione alla ricerca ed ho istallato un laboratorio nella mia camera da letto. Con l’invasione tedesca mi sono trasferita a Firenze, dove ho vissuto in clandestinità con la famiglia. Dopo la liberazione ho deciso di dedicarmi alla ricerca.



Poi è andata in America…

Sono tornata a Torino nel 1945, e nel ’46 ho avuto l’invito di andare in America. Sono stata scelta, perché le ricerche che avevo iniziato in Italia, durante la guerra, erano state apprezzate dal professor Wiktor Hamburger della Washington University di St.Louis. Son partita nel settembre 1947 con l’intenzione di rimanere pochi mesi: sono stata trent’anni, dal ’47 al 1977. A St.Louis ho potuto continuare le mie ricerche che hanno portato alla scoperta dell’NGF.

 


L’NGF è la scoperta per la quale ha poi ricevuto il premio Nobel?

La mia scoperta iniziale risale al 1951, ma la vera data di nascita dell’NGF è il dicembre 1952 quando a Rio de Janeiro ho potuto evidenziare il fattore. Ritornata a St.Louis, il mio collaboratore Stanley Cohen, che ha avuto con me il Nobel, l’ha identificato come una frazione nucleo proteica che è stata denominata Nerve Growth Factor, poi è diventato NGF per semplicità. Il premio Nobel mi è stato assegnato nel 1986.

Il 10.12.1986, a Stoccolma, Rita Levi Montalcini

riceve il Premio Nobel di Medicina dalle mani del

re di Svezia.

 

Nel 1977 è tornata in Italia?

Sì, per la verità già da anni, fino dal 1963, alternavo periodi di lavoro alla Washington University di St.Louis, negli Stati Uniti, con periodi in Italia, dove, a Roma, ho fondato un “Laboratorio di Biologia cellulare” che nel 1969 è diventato organo ufficiale del Consigli Nazionale delle Ricerche (CNR) del quale sono stata direttore per dieci anni fino al 1979 e le cui ricerche continuo a dirigere tuttora. Ancora adesso, mi reco ogni mattina in laboratorio.

 

Ed ha continuato le sue ricerche sull’NGF?

Con l’NGF avevo trovato la punta di un iceberg, ma c’era tutto un continente sommerso che ho esplorato in seguito, e di cui stiamo ancora scoprendo i segreti ogni giorno. Ci sono ora nuovi enormi sviluppi che non erano prevedibili quando nell’86 ho avuto il premio Nobel. Dopo di allora ho continuato a lavorare sull’azione dell’NGF e nel 1990 ho potuto stabilire la sua vera funzione che non è di agire solo sul sistema nervoso periferico e centrale, ma di avere una funzione omeostatica a livello neuroendocrino-immunitario.

 

Lei si impegna però anche al di fuori del lavoro scientifico, si occupa di d’iniziative di tipo etico-sociale. Per esempio vi è la sua “Fondazione Levi Montalcini”a favore dei giovani…

La Fondazione, che ha come motto “Il futuro ai giovani” è stata creata da me e da mia sorella Paola in ricordo di nostro padre Adamo Levi.

 

Qual è lo scopo di questa fondazione?

È di aiutare i giovani con la consulenza, e là dove posso, dal lato finanziario, a trovare la loro strada, perché molti giovani, specie nei piccoli paesi, città e villaggi, non sanno che cosa possono fare, né hanno a disposizione i mezzi per orientarsi in quello che è oggi il mondo del lavoro, accademico e artigianale.

 

Cosa offre la fondazione ai giovani?

Ho creato i Centri. Sono sette attualmente, diventeranno molti di più. Fanno parte del Consiglio di Amministrazione eminenti personalità. La direzione di ogni Centro è stata affidata a docenti con esperienza didattica e di alto livello culturale ed etico. Quello che vogliamo offrire ai giovani è una consulenza per aiutarli in primo luogo a capire cosa vogliono e ci impegniamo ad assisterli nella scelta di una carriera accademica o artistica. Lo splendido artigianato italiano deve rivivere dopo periodi di stasi.

 

Come viene finanziata questa attività che appare alquanto vasta?

Con i proventi versati da me e da mia sorella Paola, inizialmente, e con i contributi derivanti dalla mia attività sociale. In queste settimane avrò molti incontri per incrementare le potenzialità economiche della Fondazione.

 

È dunque molto importante per Lei aiutare i giovani?

Aiuto i giovani anche personalmente, al di fuori della Fondazione: li aiuto come posso anche finanziariamente.

 

Lei si occupa anche delle donne, per esempio con il “Women International Network”…

Con la sociologa, professoressa Eleonora Masini, ho fondato il “Women International Network” (WIN). A questa Associazione hanno aderito donne leader dall’India dall’America del Sud, America Centrale, Europa e Stati Uniti al fine di creare una rete di solidarietà femminile per combattere la criminalità giovanile e l’abuso sulle donne e i bambini. Sappiamo purtroppo che ci sono, specie nel Centro America, centinaia di migliaia di ragazzi allo sbando, che sono loro stessi criminali o vittime di criminali. La WIN vuole potenziare le capacità delle donne di porre un freno a questo tipo di delinquenza. Abbiamo avuto adesioni da tutto il mondo e la sponsorizzazione dell’Unesco, ma abbiamo scarsi mezzi a nostra disposizione.

 

Un’altra sua iniziativa è la fondazione per la promulgazione della “Magna Charta dei Doveri Umani”. In cosa consiste?

La “Magna Charta dei Doveri Umani” nasce dalla consapevolezza che oggi, nella situazione attuale di sviluppo dei Paesi privilegiati, non si deve esigere il riconoscimento dei diritti, ma è necessario stabilire i doveri umani. Bisogna richiamare e affermare la responsabilità di tutti e di ognuno verso gli altri e verso il mondo intorno a noi. Questa mia proposta formulata nel 1991 in occasione del conferimento della Laurea ad Honorem all’Università di Trieste, è stata accettata all’unanimità dal Rettore e Corpo Accademico. Nelle due successive riunioni presso la stessa Università hanno partecipato scienziati eminenti, molti dei quali insigniti del Nobel ed accademici di varie discipline. Lo scopo degli incontri è stato quello di formulare e determinare la promulgazione di dodici punti sui doveri umani.

 

Oltre a questo ci sono i suoi libri. L’ultimo per esempi “Senz’olio contro vento”: perché ha scritto un libro così insolito nell’ambito della letteratura italiana?

“Senz’olio contro vento” non mi sembra così insolito. Il titolo si riferisce ad un detto marinaio: prima della scoperta del motore a vapore, le navi partivano dai porti con scorte di grandi barili d’olio, per calmare l’increspatura delle onde intorno all’imbarcazione, durante le burrasche. Esaurite queste scorte, e con i venti contrari, la maggioranza delle navi affondava. Così è la vita degli uomini. Ci si avventura sul mare della vita senza poter prevedere le condizioni fortunate o avverse che si incontreranno.

 

Lei ritiene importante porre l’accento sui valori?

In questi giorni ho scritto l’introduzione a due nuovi libri parlando dei valori della vita: uno sulla mania depressiva, di una competente psicologa, e l’altro, dedicato a Nicola Badaloni, che oltre ad essere scienziato e medico, è stato uno dei fondatori del socialismo, con Turati e la Kulisciov: è stato otto volte in Parlamento come deputato e senatore. Egli ha lottato per i contadini del Basso Polesine che vivevano in condizioni spaventose e morivano di fame, di pellagra, e anche di tubercolosi. Nel 1945 è morto a 91 anni, in completa miseria e cieco. Anche lui, come i personaggi del libro “Senz’olio e contro vento” una figura emblematica da portare a conoscenza dei giovani, per far comprendere loro quali sono i veri valori della vita.

 

Nel suo libro “Il tuo futuro” si rivolge ai giovani. Verso il futuro Lei è ottimista o pessimista?

Con i giovani sono ottimista perché è pericoloso essere pessimisti, ed è sterile, ma dentro di me non posso esser troppo ottimista perché purtroppo l’uomo è quello che è, con una prevalenza del contenuto emotivo e l’incapacità di utilizzare il cervello al suo meglio. Quattro quinti dell’umanità vive in condizioni spaventose. Non si può essere ottimisti se si pensa all’infibulazione di milioni di bimbe in molti paesi africani, ai massacri…Quando mi rivolgo ai giovani li incoraggio ad affrontare la vita con serenità e coraggio.

 

Sta scrivendo nuovi libri? Di che si tratta?

Sto attualmente scrivendo tre libri. “La scacchiera delle Neuroscienze: il contrattacco dei pedoni” uscirà probabilmente nella primavera 1998. Con questo libro desidero trasmettere anche a chi non è specialista il significato e le prospettive che si aprono in seguito alle nostre nuove scoperte riguardo all’NGF e spiego come questo fattore ha infine trovato la sua collocazione nell’ambito delle neuroscienze. Nel 1975, in un articolo, avevo scritto che l’NGF non aveva ancora trovato un suo spazio. Oggi finalmente ho potuto ridefinire il suo ruolo e la sua collocazione nella scacchiera delle neuroscienze.

È invece dedicato alle persone che stanno per entrare in quella che, comunemente, viene definita la vecchiaia, il libro che avrà per titolo “L’asso nella manica a brandelli”. L’età senile si avvale delle esperienze vissute e della proprietà delle cellule nervose di stabilire nuovi rapporti sinaptici anche in età avanzata. Tali proprietà spiegano l’alta creatività presente in questa fase della vita, come dimostrato in casi, quali Michelangelo, Russell, Ricasso ed altri personaggi famosi, che sono vissuti fino a tarda età e hanno prodotto opere di grande valore nel settore di loro competenza.

L’altro libro in cantiere, “L’universo neuronale”, è dedicato ai giovani per spronarli a comprendere e utilizzare le potenzialità che sono dentro ad ognuno di noi.

 

Lei ha due sorelle, Nina e Paola che è una importante artista…

Nina ha 93 anni ed è molto ammalata, ma lucidissima. L’altra mia sorella, Paola, la mia gemella, che io adoro, è una grande artista. L’architetto Giulio Argan e il famoso artista Giorgio De Chirico l’hanno molto apprezzata e riconosciuto il valore delle sue opere.

 

Questo giornale è rivolto in particolare agli emigranti italiani. Lei è molto apprezzata da loro perché rappresenta all’estero un’immagine molto prestigiosa dell’Italia, che li fa sentire fieri. C’è qualcosa che vorrebbe dire loro?

Semplicemente che ho molta simpatia per gli italiani conoscendone i difetti ma che le qualità. Apprezzo molto il calore umano e la capacità di rendere la vita piacevole. Penso che gli italiani all’estero provino simpatia ed affetto per me, perché sentono in me una donna semplice, una donna vicina a tutti loro. Quindi vorrei dire loro che devono essere orgogliosi di essere italiani.

 

                                                                                                    (Silvana Calvo)


 


 

CRONOLOGIA

 


 

1909     Rita Levi Montalcini nasce a Torino

1936     si laurea in medicina a Torino

1937     le leggi razziali la costringono a lavorare in

laboratori di fortuna situati nel suo alloggio

prima a Torino e poi presso Asti: inizia le

ricerche che porteranno alla scoperta dell’NGF.

1943     dopo l’8 settembre si nasconde a Firenze a causa

dell’invasione nazista, fino al 2 settembre 1944

(liberazione di Firenze)

1944     lavora come medico per il servizio sanitario

alleato a Firenze

1945     torna a Torino

1947 trasferisce in America a St.Luis, chiamata dal

professor Hamburger. Vi rimarrà (salvo inter-

valli) fino al 1977

1963     fonda a Roma un laboratorio di Biologia Cellu-

lare che divenne organo ufficiale del CNR nel

1969 con il nome di Istituto di Neurobiologia.

In questo istituto conduce le ricerche ancora

oggi.

1986     Rita Levi Montalcini è insignita del premio

Nobel per la Medicina.

 

 

             …con Rita Levi Montalcini 19.09.97