Carla Cohn, Le mie nove vite. Attraverso il retrospettoscopio, Città Aperta Edizioni, Troina 2008.

 

Copertina di Le mie nove vite. Acrobati di un

povero circo all’aperto fanno evoluzioni intorno a

un palo appesi a rudimentali trapezi. Sullo sfondo

un inquietante cielo giallognolo, macerie e una

casa diroccata.

 

Conosco Carla Cohn da qualche anno e siamo diventate amiche. È nata a Berlino. Nel 1942, a 15 anni, è stata deportata in Lager insieme ai genitori e al fratello. Dopo la guerra ha soggiornato in America e in Israele ed infine in Italia dove è stata attiva come psicoterapeuta. La sua vita è stata profondamente segnata dai tre anni di  prigionia a Theresienstadt, Auschwitz e Mathausen.  Con Le mie nove vite, Carla fornisce la sua testimonianza e nello stesso tempo comunica come il trauma subito ha influito pesantemente su tutta la sua vita successiva.  Il libro è di fatto la cronaca dei suoi tentativi di riaffermare la sua volontà di vita, con i vari successi e le molte dolorose ricadute.

Carla è una donna molto intensa e nel rapporto diretto con lei, si percepisce con chiarezza l’eco della ferita che le è stata inferta ma anche forza di chi non si vuole rassegnare e continua a riprovare a uscire dal tunnel dell’angoscia, con tenacia e con rabbia anche.