Fabio Levi, L’identità imposta. Un padre ebreo di fronte alle leggi razziali di Mussolini, Silvio Zamorani Editore, Torino, 1996.

 

Copertina di L’identità imposta. Fondo blu scuro con in evidenza un

modulo telegrafico con la comunicazione “Notizie così così  Emilio”

 

 

 

Dalla quarta di copertina del libro:

 

 «Notizie così così»: con questo telegramma dalla capitale Emilio Foà, funzionario dell’Unione industriale di Torino, informò la moglie Lina nel settembre 1938 delle sue crescenti preoccupazioni di fronte ai primi provvedimenti di Mussolini contro gli ebrei. La campagna «razziale» cominciava infatti a colpire duramente. Per il regime fascista l’ascendenza ebraica era divenuta una colpa incancellabile: non aveva scampo neppure chi da tempo si era allontanato dalla tradizione dei padri e si vedeva invece imporre improvvisamente – per via delle sue origini – un’identità in cui stentava ormai sempre più a riconoscersi. Come nel caso di Emilio Foà e del fratello Arturo, che nel corso dei primi decenni del secolo avevano conquistato una posizione di rilievo nel mondo del giornalismo e della letteratura scegliendo consapevolmente la strada dell’assimilazione. Il libro descrive appunto i loro percorsi di vita, fra vicende pubbliche e famigliari. Sulla base di un’attenta ricostruzione storica e dando ampio spazio nella narrazione al linguaggio diretto e coinvolgente dei documenti, esso ripercorre tutto il periodo che va dall’ultimo scorcio dell’Ottocento fino ai drammatici anni delle persecuzioni antisemite culminate nelle deportazioni e a quelli, pieni di speranze e di contraddizioni, dell’immediato dopoguerra.